Home
Chi siamo
Comunità Vocazionali
Famiglia del Rogate
Itinerari Rog
Contattaci
Links
Figlie del Divino Zelo
Rogazionisti
Associazioni Rogazioniste
1
7
2
3
6
7
Ultime notizie
Tutte le News
Info
9-19 ottobre 2026 - Rocca di Papa
Esercizi Spirituali e Convegno delle Superiore della Provincia
Info
9-19 ottobre 2026 - Rocca di Papa
Convegno delle Superiore 2026
Info
Sabato 26 settembre 2026
Presentazione degli Atti del Capitolo Provinciale
Info
PRESENTATI GLI ATTI DEL III CAPITOLO PROVINCIALE
Comunità di Altamura-Trani-Firenze-Monza-Sampierdarena-Vittorio Veneto-Padova-Monza
Info
17-22 agosto 2026
Campo Estivo a colle d' Anchise (CB)
Info
TRANI - 15 AGOSTO 2026
Nel ricordo di Madre Carmela d'Amore
Info
13 Agosto Comunità di Trani
100 anni di grazia: la festa di suor Romana Malavasi
Info
13-19 LUGLIO 2026
Magolà (LAMEZIA TERME)
Info
Sussidi di Preghiera
Adorazione per le Vocazioni
Info
Iscriviti alla newsletter
Se vuoi rimanere aggiornato sulle nostre
attività
e
iniziative
iscriviti alla newsletter
Ho letto la
privacy policy
e autorizzo l'invio di materiale ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR)
Indirizzo Email non valido!
Semi di Parola
XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A - Il regno dei cieli è simile a dieci vergini (Mt 25,1-13).
Questa parabola è rivolta particolarmente ai credenti, simboleggiati dalla verginità che rimanda al battesimo e all’adesione al vangelo. Le vergini, infatti, sono tutte in attesa dello sposo che, fuor di metafora, indica il ritorno del Signore Gesù, atteso con grande fervore dalle prime comunità (Paolo stesso ne era convinto) ma che, quando il vangelo di Matteo fu scritto, verso la fine del primo secolo, non era avvenuto, creando delusione e sconforto nelle comunità. Il sonno delle vergini che attendono è una metafora della morte: già ai tempi di Paolo, come leggiamo nella prima lettera ai Tessalonicesi, i cristiani si chiedevano che ne sarebbe stato di chi era morto da battezzato prima del ritorno di Gesù. Paolo risponde che non c’era nessuna differenza tra chi era già morto e coloro (tra i quali Paolo metteva sé stesso) che erano ancora in vita: tutti sarebbero stati “rapiti nell’aria” e sarebbero stati sempre con il Signore. Chi ha scritto il Vangelo sapeva che tanti erano ormai morti tra i credenti e il ritorno di Gesù era sempre più lontano nel tempo; la questione non è se lo Sposo torni (per la fede cristiana è una certezza che ogni domenica proclamiamo nel Credo), ma se siamo degni, come credenti, di accoglierlo ed essere accolti. Il criterio non sarà la fede nel Cristo e la lettura della Parola (simboleggiate dalle lampade) ma come questa fede avrà orientato le nostre scelte secondo il vangelo e l’etica del regno, cioè attraverso l’impegno per la giustizia e il metterci al servizio degli ultimi. L’olio, si diceva un tempo, simboleggia le buone opere; tuttavia, dobbiamo stare attenti a non confondere queste opere con i riti e le pratiche religiose, pensando che Dio stia a contare a quante messe abbiamo partecipato, quante volte ci siamo confessati e quante pratiche penitenziali abbiamo fatto. Le buone opere sono bene indicate nel vangelo, a partire dal discorso della montagna, quando Gesù dice che dobbiamo compiere delle opere buone/belle davanti agli uomini perché essi, affascinati dallo stile dei credenti, possano percepire chi è Dio; ma è necessario essere attenti: il compimento di queste opere non passa per le chiese o le sagrestie bensì per le strade calpestate dagli ultimi con i quali Gesù si è identificato e continua oggi ad abitare. Sbandierare la propria appartenenza identitaria al cristianesimo e allo stesso tempo disprezzare o violare i diritti e la dignità degli ultimi (i “venditori” di cui parla il vangelo) è proprio come avere delle lampade che non possono illuminare perché non contengono olio. E a chi pensa di vantarsi con delle lampade spente o di usare l’olio di altri, il vangelo dice in modo chiaro che lo Sposo non può essere ingannato.
La Preghiera della Memoria
Attraverso i
volti
e la storia.
Belvedere del Rogate